Bond, mercato secondario dei corporate in crisi di liquidità

I costi della regolamentazione mettono a rischio un mercato secondario che vale 3,6 mila miliardi di euro, secondo l’ultimo report di ICMA

Un mercato secondario dei corporate bond europei sempre meno liquido, con i trader che faticano ad operare per la riduzione dei market markers – gli intermediari tra gli acquirenti e i venditori – a causa dei risparmi a cui sono costrette le banche di investimento per l’aumento dei costi dovuti alla regolamentazione. È l’ultimo report pubblicato da ICMA (International Capital Market Association) sullo stato di un mercato quello dei bond europei investment grade che vale 3,6 mila miliardi di euro in termini nominali, circa 1,3 mila miliardi di euro di corporate bond e 2,3 mila miliardi di euro di bond finanziari emessi da banche e istituzioni finanziarie. Il report, basato sia sull’analisi quantitativa dei dati sia su un sondaggio effettuato tra gli operatori dell’associazione intrernazionale, fotografa lo stato di salute di uno dei canali più importanti di finanziamento dei mercati e dell’economia, che si sta evolvendo rapidamente con gli operatori alla ricerca di nuovi canali per l’approvvigionamento di liquidità, mentre si fa spazio l’uso di sistemi di e-trading e algoritmi per eseguire le negoziazioni, un trend che ha continuato a crescere negli ultimi anni. La tendenza più significativa rispetto all’ultimo studio (il precedente risale a tre anni fa) è la maggiore dipendenza dall’automazione nel processo di negoziazione, sia per il lato buy che per quello sell. I sofisticati processi automatizzati basati su algoritmici, per gestire e dirigere gli ordini verso sedi o controparti sono all’ordine del giorno nei mercati azionari anche e nelle gestioni patrimoniali. Man mano che la tecnologia diventa più sofisticata, la loro adozione sul mercato del reddito fisso è diventata più diffusa, inizialmente nel segmento delle obbligazioni sovrane, per poi allargarsi al settore del credito Investment grade. Un altro sviluppo è l’accelerazoone della crescita del mercato europeo degli ETF sulle obbligazioni societarie, che porta con sé nuovi flussi nel mercato obbligazionario sottostante, nonché nuovi attori. In prospettiva, lo studio evidenzia come parte degli investimenti si stiano dirigendo verso la gestione dei dati, l’automazione e l’introduzione di nuove fonti di liquidità, in particolare attraverso la crescita del mercato degli ETF, destinati a diventare i principali contribuenti allo sviluppo del mercato. Nel frattempo, le nuove norme sulla regolamentazione di mercato, secondo gli operatori intervistati nel corso dell’indagine, sono citate tra i fattori che mettono a rischio la liquidità del mercato, in quanto comportano un aumento dei costi del capitale sostenuti dai market maker con l’introduzione di requisiti patrimoniali più stringeti ai sensi del Fundamental Review of the Trading Book (FRTB) e del controverso regime del regolamento sui depositi centrali di titoli (CSDR). Anche le incertezze macroeconomiche e geopolitiche generali figurano in cima all’elenco delle preoccupazioni del mercato.

2020-03-05T09:43:41+00:00