Coronavirus, in Cina crollo dell’export del 17%

Nei primi due mesi le esportazioni sono calate oltre le previsioni: maggior calo dal febbraio 2019 (al culmine della guerra commerciale con gli Usa)
Nei primi due mesi dell’anno le esportazioni cinesi sono crollate più di quanto gli analisti economici si aspettassero; ma le importazioni hanno ceduto meno delle attese e la Cina ha quindi accusato un inatteso deficit commerciale. I dati (accorpando i mesi di gennaio febbraio) confermano il forte impatto sull’economia cinese derivante dalla diffusione dell’epidemia da coronavirus, che ha provocato settimane di paralisi di produzione e trasporti. L’export è sceso del 17,2% (il maggior calo dal febbraio dell’anno scorso, al culmine della guerra commerciale con gli Usa), mentre l’import è diminuito del 4% (molto meno delle aspettative medie degli esperti, che erano intorno al -16%). Il disavanzo commerciale si è attestato a 7,09 miliardi di dollari. Il surplus con gli Stati Uniti – una questione-chiave nella disputa commerciale tra le principali economie del globo – è sceso di circa il 40% a 25,4 miliardi di dollari. D’altra parte, i problemi dell’economia cinese, con l’arretramento delle importazioni, pongono un punto interrogativo sulla possibilità che Pechino rispetti gli impegni assunti con la firma della “Fase uno” dell’intesa commerciale con Washington per un forte aumento dei suoi acquisti di beni e servizi negli States (per circa 200 miliardi di dollari). I dati sul commercio anticipano una forte contrazione del ritmo di crescita dell’economia, che nel primo trimestre viene pronosticata da molti analisti in dimezzamento intorno al +3% rispetto al +6% dell’ultimo trimestre del 2019. Alcuni esperti temono una performance ancora peggiore. Le autorità cinesi continuano a cercare di sottolineare che la crisi da coronavirus avrà breve durata. Ci sono segnali di contenimento della diffusione dell’epidemia e di ripresa delle attività economiche, che secondo alcune stime sarebbero tornate intorno al 60% rispetto alla normalità. Pur insistendo su severe misure di prevenzione, l’atteggiamento delle autorità nelle ultime due settimane è apparso orientato a favorire il riavvio dell’attività manifatturiera, allentando alcune restrizioni. Le società internazionali di analisi prevedono una robusta ripresa economica a partire dal secondo trimestre, che però non dovrebbe riuscire a compensare interamente la debole performance della prima parte dell’anno, rendendo aleatoria la prospettiva di una crescita annuale “intorno al 6%” che prima dello scoppio della crisi – secondo precise indiscrezioni – il governo cinese sarebbe stato intenzionato a ufficializzare come obiettivo annuale. La fissazione del target per il 2020 è slittata da marzo ad aprile, con il rinvio di un cruciale appuntamento parlamentare causato dal coronavirus.

2020-03-09T09:42:35+00:00