Ecco perché il coronavirus sta facendo balzare l’euro

La Federal Reserve ha risposto all’emergenza in modo più rapido e massiccio rispetto alla Bce. Questo ha favorito un restringimento dello spread tra i titoli Usa e quelli tedeschi. E a cascata (favorendo un deprezzamento del dollaro) ha riportato l’euro sopra quota 1,12 contro il biglietto verde. Per gli esperti non è da escludere un balzo della divisa europea fino a quota 1,20

Negli ultimi due anni la cronaca finanziaria del cambio euro/dollaro ha offerto pochi spunti. Il cambio più “scambiato” al mondo (con un controvalore quotidiano di circa 5mila miliardi di dollari) ha oscillato blandamente tra 1,1 e 1,12. Per diversi mesi le forze che solitamente agiscono su un cross valutario tra due aree economiche (quella macroeconomica e quella monetaria) non hanno riservato grandi sorprese e questo si è riflesso su una stabilità eccezionale della valutazione.
Nelle ultime sedute però l’euro ha registrato un balzo considerevole nei confronti del biglietto verde portandosi dai minimi di periodo in area 1,07 (20 febbraio) sino a quota 1,12 (3 marzo). Un balzo di cinque figure – come lo definiscono gli esperti del mercato delle valute Forex – che non è passato inosservato. Dato che appunto arriva dopo un lungo periodo di “vacche magre”. È evidente che il coronavirus – virus al momento senza vaccino e potenzialmente ad impatto globale – ha giocato il suo ruolo, così come su Borse e bond, anche sulle valute. In che modo la paura di un’estensione del contagio da Covid-19 ha impattato sull’euro? La seconda è arrivata dalla decisione (3 marzo) della Federal Reserve che ha sorpreso un po’ tutti tagliando i tassi in via straordinaria di 50 punti base. Erano 12 anni che la Fed non agiva – come ha fatto il 3 marzo – fuori dal calendario ordinario degli appuntamenti. La Banca centrale degli Stati Uniti ha ridotto il costo del denaro nel range compreso tra 1 e 1,25%. Ma non è l’unica mossa che gli investitori si aspettano. I rendimenti dei titoli di Stato Usa a 2 anni (che nel frattempo sono scivolati allo 0,63%, quasi 100 punti base in meno rispetto all’1,57% di inizio anno) incorporano già altri tagli per complessivi altri 50 punti base. Dal suo canto la Bce non ha ancora mosso alcuna pedina e, obiettivamente, ne ha molte meno rispetto alla Fed. I mercati scontano un taglio del tasso sui depositi di 10 punti base da -0,5% a -0,6%. Ma trattandosi già di tassi ampiamente sottozero su questo fronte la Banca europea si è riservata poco spazio di manovra di fronte alla prossima (e questa del coronavirus potrebbe esserlo anche se ci si augura di no) crisi. Quindi dal punto di vista monetario la Fed ha più spazio per svalutare il dollaro rispetto alla Bce. E lo si è visto chiaramente nelle ultime sedute. Il rialzo dell’euro/dollaro è inversamente proporzionale (come dimostra il Grafinomix di giornata) all’andamento dello spread tra i rendimenti dei titoli Usa e quelli tedeschi (che sono un po’ lo specchio delle manovre attese dalle rispettive banche centrali). In due settimane – le stesse in cui il coronavirus si è esteso a macchia di leopardo dalla Cina sul pianeta – lo spread Usa/Germania è passato da 206 punti a 145. Nello stesso range temporale l’euro/dollaro è salito di 5 figure. Va peraltro detto che il dollaro non si è svalutato solo nei confronti dell’euro ma anche rispetto alle altre principali divise globali come sintetizzato dal dollar index che è scivolato dai 100 punti del 20 febbraio ai 97,4 del 4 marzo. Una svalutazione di oltre due punti percentuali arrivata in un momento di elevata volatilità suona ancora più forte considerato che il dollaro è uno dei beni rifugio che tende a rafforzarsi proprio nei momenti di turbolenza finanziaria. Ma evidentemente l’effetto monetario (il taglio dei tassi Fed) è stato ancora più forte.

2020-03-05T10:57:55+00:00