Startup e incentivi, detrazioni più robuste per attrarre investimenti

Il Governo accelera sul Ddl Innovazione che si incrocerà con il nuovo decreto Crescita. Alla Camera approda una proposta per attrarre investimenti con detrazioni più robuste

Si riaprono le manovre per aggiornare regole e incentivi sulle start up e il venture capital. Bisognerà superare più di un ostacolo – gli equilibri politici del governo, le coperture finanziarie, la necessità di non confondere gli investitori con troppe norme – ma c’è un percorso tracciato. Il 20 febbraio sarà incardinata in commissione Attività produttive della Camera la proposta di legge di Mattia Mor (Italia Viva) sulle startup e le Pmi innovative. Proposta che risale a ottobre 2018 e che ora, dopo diverse difficoltà, può iniziare l’esame. Contemporaneamente il governo lavora al Disegno di legge sull’innovazione e l’attrazione degli investimenti collegato alla legge di bilancio, un provvedimento che conterrà prevalentemente misure di natura ordinamentale. Sul tema ci sono state già diverse riunioni che hanno visto impegnato anche il responsabile innovazione dei Cinque Stelle, Luca Carabetta. «Ci stiamo confrontando con gli stakeholder – spiega Carabetta – e stanno venendo fuori spunti importanti. Studiamo l’estensione agli incubatori certificati delle agevolazioni previste per le Pmi innovative.

L’ipotesi: limite di patrimonio netto oltre i 25 milioni
Altri capitoli potranno riguardare l’Open innovation, il Fintech e il corporate venture capital per coinvolgere le grandi aziende e gli over the top». Si ragiona anche sull’innalzamento oltre 25 milioni del limite di patrimonio netto previsto per le Società di investimento semplice e un potenziamento del sistema Visti veloci per chi crea una startup innovativa in Italia.

L’obiettivo è potenziare l’aliquota
«Spero di portare avanti la proposta così com’è, con approdo in Aula entro l’estate – dice Mor -. Il lavoro da fare è enorme, dico che possiamo imitare il modello Cile, diventato in breve tempo un hub per l’innovazione in Sud America. Uno degli obiettivi – prosegue il deputato Iv – è favorire l’exit e riproporre, con adeguate modifiche per superare le obiezioni Ue, il potenziamento dell’aliquota oggi al 30% per deduzioni e detrazioni a favore di chi investe in startup e Pmi innovative».

Ecco in sintesi alcuni commi della proposta: detassazione completa delle plusvalenze derivanti dalle partecipazioni in start up o Pmi innovative; detassazione al 50% delle minusvalenze relative alle partecipazioni; 90% di sconto fiscale sugli investimenti per acquisire start up che rischiano il fallimento; deducibilità al 70% per le spese di costituzione di un fondo di corporate venture capital; zero contributi per 3 anni per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato; periodi di congedo per i lavoratori che intendano costituire una start up. Se anche una parte di queste proposte venisse approvata si aggiornerebbe in modo sostanziale la normativa sulle start up che risale al 2012. Per concretizzare il lavoro però, come detto, servirà trovare coperture adeguate. E sarà necessario mettere gli interventi in sinergia con il Fondo nazionale innovazione, di cui ancora si aspetta la partenza dopo un lungo ritardo. Il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, rispondendo a un’interrogazione parlamentare sui primi segnali di rallentamento del fenomeno startup (si veda Il Sole 24 Ore dell’11 febbraio), ha commentato: «Lo stato di fatto è che ci sono risorse, ci sono strumenti, ci sono interventi, ma forse mancava un tassello, che finalmente abbiamo riempito con la governance del Fondo nazionale innovazione. Ora inizia anche la strategia del piano, che sarà pronto tra qualche settimana».

2020-02-17T09:27:55+00:00